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mercoledì, Novembre 20, 2019
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La diocesi di Savona nega i risarcimenti: “Non ci sono prove​​​​​​​ delle violenze subite”

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La Curia contro cinque presunte vittime di pedofilia tra gli Anni 80 e 90. Richiesti in totale quasi cinque milioni. Il 15 novembre prima udienza


Niccolò Zancan per “la Stampa

Nessun accordo. Non hanno la minima intenzione di risarcirli. Semplicemente: non credono a loro.

La Chiesa cattolica respinge al mittente la richiesta di risarcimento avanzata da cinque presunte vittime di pedofilia. Cinque ragazzini che negli Anni Ottanta e Novanta avevano incrociato don Nello Giraudo fra la parrocchia di Spotorno e l’ entroterra ligure. Tutti hanno denunciato di essere stati abusati, violentati, maltrattati. Ma tranne nel caso di un’ ulteriore vittima dello stesso prete che si è concluso con un patteggiamento della pena, i reati sono prescritti.

Perché tutti hanno denunciato dopo più di trent’ anni, quando per primo Francesco Zanardi ha trovato la forza di uscire allo scoperto: «È stato molto difficile ricostruire dentro di me quello che era successo». Hanno avanzato una richiesta complessiva di 4 milioni e 700 mila euro. Il calcolo ottenuto con una perizia di tutte le conseguenze fisiche e psicologiche sopportate. C’ era la possibilità di trovare un accordo extragiudiziale. Ma la curia ha chiuso la porta.

Ieri la Diocesi di Savona-Noli ha presentato l’ atto di costituzione in giudizio.

Così come ha fatto il prete spretato Nello Giraudo. Il 15 novembre ci sarà la prima udienza davanti al Tribunale di Savona proprio per il caso Zanardi. Attraverso i suoi avvocati, la curia contesta: «Non eravamo a conoscenza diretta dei fatti laconicamente descritti, che Zanardi ha affermato essere avvenuti a suo danno». Si chiama fuori, comunque, dall’ operato del suo sacerdote: «Nessun apporto causale, anche sotto il profilo psicologico, può essere attribuito alla diocesi in ordine ai fatti asseritamente posti in essere da Nello Giraudo».

Inoltre, non c’ è più lo stesso vescovo di allora: «Tali fatti, se occorsi, sarebbero avvenuti non alla luce del sole, ma in modo assolutamente riservato e nascosto. Altresì gli attuali rappresentanti della diocesi non lo erano all’ epoca». La curia contesta la perizia di parte e comunque aggiunge: «Il diritto al risarcimento del danno deve ritenersi ampiamente prescritto». E ancora: «Tocca a Zanardi l’ onere della prova». Insomma, nulla sarebbe successo. E se anche fosse successo, il vescovo non poteva saperlo e quindi esserne responsabile. In ogni caso: è troppo tardi.

Anche l’ ex prete Nello Giraudo nega. «Il convenuto non ha mai potuto effettuare una penetrazione o comunque una congiunzione carnale. Si contesta che sia accaduto alcunché di illecito in occasione dei frequenti campeggi organizzati dal gruppo parrocchiale».

Eppure, esiste quel verbale firmato proprio da don Nello Giraudo il 21 dicembre 2011 davanti al pm Giovanni Battista Ferro: «In passato ho effettivamente affrontato serie problematiche della sfera sessuale con psicologi competenti. Effettivamente parlai dei miei problemi anche con i miei vescovi».

Eppure il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, firmando l’ archiviazione di un caso per avvenuta prescrizione, scrisse: «È triste dirlo, la sola preoccupazione dei vertici della curia di Savona è stata quella di salvaguardare l’ immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima». Eppure, c’ è quella relazione di monsignor Andrea Giusto, che era custodita in una cassaforte: «Mentre don Nello era vice parroco a Valleggia si è verificato il primo serio inconveniente. È stato accusato da una mamma di atteggiamenti morbosi nei riguardi del suo bambino, tenuto sulle

ginocchia e palpato in modo difficilmente precisabile. Attualmente, estate 2003, nulla è trapelato sui giornali. Don Nello si è impegnato a incontrare un religioso psicologo che lo aiuti a leggere in se stesso nel tentativo di ritrovare un miglior equilibrio».

Anche Papa Ratzinger era stato informato. Sarà un giudice del Tribunale di Savona a decidere sui risarcimenti. Verranno chieste nuove perizie sulle vittime. Dopo quarant’ anni ancora non c’ è conciliazione.

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