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mercoledì, Novembre 20, 2019
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Biella, dopo gli abusi quell’uomo circola libero. La mamma del ragazzo vittima della violenza: “Non mi aspettavo l’arresto, ma così è troppo”

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Se l’è trovato seduto a pochi passi di distanza, nella stessa rivendita di kebap in cui si era fermato a piangere, è rimasto sconvolto dall’incontro inatteso ed è scoppiato a piangere. Del resto il paese è piuttosto grande per gli standard biellesi ma non certo una metropoli, ed è quindi tutt’altro che improbabile che le strade di chi gli abusi li ha subiti e di chi è accusato di averli compiuti si incrocino. Questo è solo uno degli episodi che rendono la vita difficile alla famiglia del quattordicenne che, ritiratosi in chiesa per pregare, era stato avvicinato da un uomo di 54 anni che in parrocchia svolgeva, non ufficialmente, le funzioni del sacrestano che l’aveva costretto a subire una pratica sessuale.

Nonostante gli fosse stato intimato di non parlare dell’episodio, il ragazzo si era confidato con la madre che aveva sporto denuncia ai carabinieri. Il caso era quindi finito in tribunale, ma una perizia dello psichiatra Daniele Barone aveva stabilito che il cinquantenne è incapace di intendere e volere ma non pericoloso socialmente, il che ha posto fine all’iter giudiziario. L’uomo è stato rimesso in libertà senza restrizioni e riaffidato al suo tutore, un avvocato.

Una decisione che la madre del quattordicenne non riesce ad accettare. «Sono arrabbiata – spiega – perché mi raccontano che continua a frequentare la chiesa, e lo vedo qualche volta ai giardinetti, che sono frequentati anche da bambini e ragazzi. Non parlo per desiderio di vendetta ma neanche posso ignorare quello che ha fatto».

Alcune mamme della zona hanno deciso di interessarsi e stanno creando un gruppo e anche l’associazione nazionale contro la pedofilia «Rete l’abuso» l’ha contattata per offrirle un supporto.

«Mi sarebbe stato di conforto se ci fosse stata qualche presa di posizione ufficiale, almeno da parte del parroco, avrebbe attenuato il malessere che mi porto dentro e che aumenta tutte le volte che lo incontro. La mia paura è che poi possano ripetersi episodi come quello che ha visto mio figlio protagonista o, ancora peggio, che si siano già verificati ma le famiglie abbiano avuto paura di denunciare i fatti».

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