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Inchiesta Angeli e Demoni: gli ultimi sviluppi, arriva la prima confessione/ Terza puntata

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Nell’inchiesta Angeli e Demoni sugli affidi illeciti di bambini, arriva la prima confessione di un’assistente sociale di Bibbiano: “Ho falsificato le relazioni a causa delle pressioni dei miei superiori”. Intanto alcuni bambini tornano a casa, il sindaco chiede la revoca dei domiciliari e i dipendenti del Comune di Bibbiano, paesino di poche migliaia di persone in provincia di Reggio Emilia, denunciano minacce: tutti gli aggiornamenti sull’inchiesta nel terzo approfondimento di Fanpage.it


BIBBIANO (REGGIO EMILIA) – “È vero, ho falsificato quelle relazioni ma l’ho fatto a causa delle pressioni che subivo dai miei superiori”. A parlare è Cinzia Magnarelli, una delle assistenti sociali indagate nell’inchiesta Angeli e Demoni sui presunti affidi illeciti di bambini strappati alle loro famiglie, accusate di abusi sessuali: i reati a lei contestati sono falso ideologico, frode processuale, violenza privata e tentata estorsione. Secondo quanto riporta la Gazzetta di Reggio, con questa confessione al Gip Luca Ramponi, Magnarelli ha ottenuto la revoca della misura cautelare e potrà tornare a lavorare come assistente sociale a Montecchio. Si tratta di una delle novità più importanti di tutta la vicenda. Ed è da qui che parte la terza puntata dell’approfondimento di Fanpage.it sull’inchiesta su Bibbiano, dopo aver esaminato le carte che hanno posto sotto indagine 27 persone e portato a 18 richieste di misure cautelari.

La confessione

Difesa dall’avvocato Alessandro Conti, Magnarelli ha confermato nell’interrogatorio di aver falsificato delle relazioni per indurre il tribunale dei minori a dare in affido a terzi dei bambini considerati vittime di abusi. La 32enne nel corso dell’interrogatorio avrebbe inoltre accusato la dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, Federica Anghinolfi (attualmente ai domiciliari) e criticato il metodo creato sotto di lei. Non solo. L’assistente sociale avrebbe anche parlato di un gruppo di lavoro per la valutazione dei casi difficili, poi aggravati per giungere agli affidamenti. Come è avvenuto per il caso i due fratellini, dai quali si era recata dopo la segnalazione di una possibile violenza da parte del padre. In quel caso, però, la procura di Reggio Emilia aveva archiviato tutto.  In una relazione, Magnarelli scrivve: “Alla visita domiciliare svolta nel pomeriggio la casa si presenta piena di muffa, con una grave situazione di degrado. La camera da letto si presenta con dei materassi per terra, ceste di vestiti ammassati, mobili malmessi”. Si tratta di una relazione non veritiera, che poi ha portato all’accusa di falso ideologico e la frode processuale. “Mi sono adagiata per del tempo ma poi non ce la facevo più: per questo lo scorso settembre ho chiesto il trasferimento” ha inoltre detto Magnarelli, che dunque, a seguito della confessione, ha ottenuto la revoca del provvedimento cautelare e la possibilità di tornare al lavoro nella posizione di assistente sociale.

Minacce ai dipendenti

Minacce di morte, lettere minatorie, insulti e persino pacchi contenenti del letame fatte trovare negli uffici dei servizi sociali. Fra le conseguenze dirette dell’inchiesta Angeli e Demoni sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza c’è anche il clima pesantissimo che si è creato non soltanto attorno agli indagati, ma pure intorno ai professionisti che nulla hanno a che vedere con l’attività della magistratura. Da quando è esplosa l’inchiesta, i dipendenti pubblici dell’Unione Val d’Enza, e non solo chi lavora nei servizi sociali, hanno iniziato a subire quotidianamente minacce di ogni genere via lettera, email, social e di persona. A denunciarlo sono i sindacati di categoria della zona, che pertanto chiedono di mettere in campo “tutti gli strumenti utili a garantire agli operatori dei servizi e al restante personale amministrativo dell’Unione la sicurezza necessaria per poter adempiere al meglio ai propri compiti”. Nell’immediato Fp-Cgil, Cisl-Fp, Diccap e Rsu Unione Val d’Enza hanno inoltre chiesto un presidio di controllo agli accessi della struttura di Barco di Bibbiano, individuata come luogo simbolo di proteste e flash-mob perché lì si trova il centro “La Cura”, ritenendo dunque che il personale impiegato in quella sede venga trasferito “in altra sede più funzionale, ipotizzando un accorpamento di tutto il settore amministrativo in un’unica sede ed un rafforzamento organizzativo”. Il prefetto di Reggio Emilia ha intanto disposto l’alternanza di carabinieri e polizia, sia in divisa che in borghese, davanti al municipio di Bibbiano, alla sede del Pd (e alla tradizionale festa di inizio agosto) e a quella dei servizi sociali della Val d’Enza. E a proposito: appeso sulla facciata del palazzo che ospita la Regione Piemonte è comparso uno striscione che non è piaciuto affatto dalle parti del comune reggiano. La scritta che campeggia è: “Verità per Bibbiano”. “Così ci trattano da omertosi”, la replica del vicesindaco, Emillo Catellani.

I bimbi tornano a casa

Nel frattempo, proseguono le indagini e dal cuore dell’Emilia arrivano anche altre novità importanti. Innanzitutto sui bambini strappati alle rispettive famiglie. Già prima di quel 27 giugno che ha sconvolto non solo la piccola comunità di Bibbiano ma l’intero Paese (fino alle solite ed inopportune strumentalizzazioni politiche) quattro bambini coinvolti nell’inchiesta sono tornati a vivere con i genitori naturali. Il Tribunale dei minori di Bologna, che sta esaminando tutti i casi al centro dell’indagine, ha deciso il loro ricongiungimento con le famiglie ed ha revocato l’affidamento ai servizi sociali di altri tre minori, passati a un altro servizio limitrofo, proprio dopo l’esecuzione delle misure cautelari che riguardano anche questo caso. Per un’altra bambina coinvolta, la cui storia viene dettagliatamente riportata negli atti, invece, sembrerebbe sempre più vicino il ritorno a casa. Si tratta di quella che “tra tutti i bambini monitorati dalle indagini e dati in affido dai servizi sociali della Val d’Enza” era quella “con meno problematiche e totalmente estranea a situazioni di abuso sessuale”. Eppure, per quella ragazzina di 11 anni affidata ad una coppia omosessuale unita civilmente, sono stati due anni difficilissimi. “Caro papà, mi manchi tanto. Quando avrai finito di leggere per favore prendi immediatamente carta e biro e mi scrivi una bella lettera. L’aspetto con tutto il cuore, ti voglio un bene gigante e infinito papà” scriveva in una delle lettere mai arrivate ai genitori e a giorni potrà finalmente rivederli. La bimba in questione è quella affidata a due delle persone indagate, Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji. Quest’ultima era l’ex compagna di Federica Anghinolfi, la dirigente dei servizi sociali, definita “deus ex machina” della presunta organizzazione di affidi illeciti in Val d’Enza, secondo le carte, dalle quali emergono anche le sue promesse alle coppie affidatarie di affidi “sine die”. La piccola era stata strappata alla famiglia, in un momento particolare a causa della separazione fra i genitori, perché viveva, stando alle relazioni dei servizi (infondate secondo la procura) “in condizioni di abbandono”. Così è finita con le due vicine ad Anghinolfi, nonostante Bedogni, come sottolinea ancora il Gip, si dimostri “instabile”, al punto da sentirla in alcune intercettazioni ambientali alle prese con “urla deliranti in cui manifestava il proprio odio contro Dio con ininterrotte bestemmie di ogni tipo alternate d’improvviso a canti eucaristici”. Una volta la bambina è stata persino  “sbattuta fuori dall’auto” della Bedogni “sotto la pioggia battente”, mentre le gridava: “Porca puttana vai da sola a piedi… Porca puttana scendi! Scendi! Non ti voglio più! Io non ti voglio più scendi! Scendi!”. Gli assistenti sociali avevano scritto nella loro relazione, inviata al tribunale dei minori, che l’undicenne non voleva più saperne dai genitori, ma nel suo diario, ritrovato poi da un perito, erano invece descritti i veri malumori della ragazzina: spesso piangeva per tutta la notte per la mancanza dei genitori. Ma se tutto sarà confermato dalle indagini, l’incubo, anche per lei, sembra stia ormai per finire davvero.

Arrivano le commissioni

Intanto, mentre continua l’attività di approfondimento su decine di fascicoli anche molto vecchi, come disposto dal presidente del tribunale di via del Pratello, Giuseppe Spadaro, il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha istituito una squadra speciale del Ministero della giustizia da inviare al tribunale dei minori e alla procura di Reggio Emilia, per far sentire “il fiato sul collo ad ogni operatore” ed evitare che fatti simili accadano ancora, mentre il senatore leghista Massimiliano Romeo ha presentato un disegno di legge che prevede l’istituzione di una commissione bicamerale di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori. Quella annunciata anche da Salvini proprio dalla piazza del piccolo comune reggiano. La commissione, che per Costituzione potrà alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e limitazioni dell’autorità giudiziaria, sarà composta da 20 membri per ogni camera, nominati dai rispettivi presidenti, e sarà chiamata a completare i lavori entro la fine della legislatura. Nel disegno di legge, che dovrebbe essere approvato a inizio agosto, si legge che fra i compiti della commissione ci sarà quello di verificare lo stato e l’andamento delle comunità di tipo familiare che accolgono minori, “nonché le condizioni effettive dei minori all’interno delle stesse con riferimento anche al rispetto del principio della necessaria temporaneità dei provvedimenti di affidamento”. Il disegno di legge consente inoltre alla commissione di effettuare controlli, anche a campione, sull’utilizzo delle risorse pubbliche destinate a queste comunità e apre le porte a un futuro decreto del presidente del consiglio per la definizione di nuove linee guida in materia di costi, rendicontazioni e trasparenza. Qualche giorno fa, dopo una discussione in aula durata quasi due giorni (al centro del dibattito anche la legge contro la trans-omofobia, osteggiata dal centrodestra), anche la Regione Emilia-Romagna ha approvato l’istituzione di una sua commissione di inchiesta. La procura di Modena, invece, alla luce anche dell’indagine Angeli e Demoni, ha aperto un fascicolo contro ignoti per riverificare quanto accaduto nella Bassa modenese oltre 20 anni fa: si tratta dell’inchiesta Veleno, relativa a casi di presunti pedofili e che aveva portato all’allontanamento di diversi bambini dalle loro famiglie. La procura guidata da Paolo Giovagnoli ha così deciso di andare a appurare se alcuni casi di minori sottratti alle famiglie modenesi abbiano seguito lo stesso copione. Un ipotetico legame tra il passato e il presente potrebbe riguardare il centro ‘Hansel e Gretel’ visto che esperti di quel centro avevano interrogato i bimbi dell’inchiesta ‘Veleno’.

I tentativi di sviare le indagini e le nuove indagini su Foti

Per quanto riguarda le novità circa le intercettazioni, emergono nuovi dettagli sui tentativi, in particolare di Federica Anghinolfi, di bloccare le indagini. In diversi, infatti, sempre stando agli atti, sospettavano da tempo di essere finiti nel mirino degli inquirenti. Dopo l’acquisizione di alcuni documenti negli uffici pubblici da parte dei carabinieri, la dirigente del servizio si sarebbe rivolta persino al Garante regionale per l’infanzia con tentativo di bloccare l’inchiesta. Non solo. A chiedere una mano allo stesso garante sarebbero stati anche alcuni genitori, ma per ragioni esattamente opposte. Per tale motivo, l’ufficio regionale gestito dal 2016 dalla psicologa psicoterapeuta Clede Maria Garavini aveva chiesto al servizio sociale della Val d’Enza una relazione sui fatti. La sua omologa nazionale, Filomena Albano, starebbe invece valutando la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimenti sul caso Bibbiano. “Innanzitutto va valutato se sotto il profilo giuridico è possibile. In secondo luogo occorre distinguere il profilo della patologia e il profilo fisiologico. Se i fatti fossero veri sarebbero di una gravità inaudita ma su questo ovviamente sono in corso accertamenti da parte della magistratura” ha detto Albano, rispondendo ai giornalisti circa la possibilita’ che l’Autorita’ possa costituirsi parte civile nei processi sui casi di Bibbiano. Come riportato nell’ordinanza, inoltre, “è appurato tramite le intercettazioni telefoniche che, una volta appreso della esistenza delle indagini, maturò all’interno del gruppo degli indagati il progetto di regolarizzare la situazione originariamente illegittima”. In che modo? Cercando di coinvolgere l’Asl di Reggio Emilia per “una sorta di condivisione della spesa in modo formale”. Anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (il quale ha assicurato “non mi dimetto”, mentre il suo avvocato ha depositato la richiesta di revoca dei domiciliari), si sarebbe interessato alla questione, ma l’accordo con l’azienda non è mai andato in porto per i dubbi avanzati dai suoi dirigenti a riguardo. L’attività di psicoterapia l’avrebbe dovuta portare avanti la onlus Hansel e Gretel di Claudio Foti, al quale sono stati revocati di recente gli arresti domiciliari, ma che rimane comunque sulla scena, pure per delle nuove indagini sui maltrattamenti nei confronti della moglie, Nadia Bolognini, anche lei indagata e ai domiciliari, e dei figli. Le indagini sono partite grazie alle intercettazioni riportare dal gip nell’ordinanza di fine giugno, nella quale Foti veniva definito “portatore di una personalità violenta e impositiva”. L’altra vicenda che lo riguarda è poi quella della mancata laurea in psicologia. Nel suo curriculum, caricato sul web dall’Azienda Sanitaria Ussl di Verona e dall’ospedale infantile Burlo di Trieste, risulta solamente una laurea in lettere, presa all’Università di Torino nel 1978. Poi numerosi seminari, corsi, “maratone e gruppi di psicodramma” e un “tirocinio in qualità di psicologo” in un ospedale di Novara. Eppure risulta iscritto all’Ordine degli psicologi, che ha subito chiarito: Foti è iscritto dal 1989 per effetto di una sorta di sanatoria del Governo De Mita. In particolare, è iscritto all’albo (come tanti altri) grazie alla legge n.56 del 1989, che puntava a regolamentare un ruolo privo di riconoscimento legale fino a quel momento, tanto da non prevedere neppure un ordine professionale e relativo esame di Stato.

Il giallo delle relazioni false

Un’altra novità è il caso delle relazioni false. La Procura di Reggio Emilia, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe avvertito già da tempo il Tribunale dei minostri di Bologna che le relazioni che avrebbero portato alla revoca dell’affidamento ai propri genitori di un bambino coinvolto nell’inchiesta Angeli e Demoni non erano corrette. Il caso risale a novembre, quando la Pm di Reggio Emilia, Valentina Salvi, scrive al giudice minorile, Mirko Stifano.  Non solo: la comunicazione sarebbe stata preceduta da telefonate e classificata come urgente per impedire quel provvedimento basato su relazioni false.  La Procura reggiana dimostrò, allegando che quanto indicato dai servizi sociali non era vero e la situazione del padre non aveva condotte penalmente rilevanti tali da giustificare un provvedimento come l’affido del bambino in comunità. Ma fu tutto inutile. Nel giro di un giorno, però, dalla procura di Reggio Emilia ecco la smentita: “Non è mai arrivato un cenno alla falsità delle relazioni dei servizi sociali” dice Silvia Marzocchi, procuratore presso il Tribunale dei Minori di Bologna. “La notizia non rispecchia la realtà dei fatti. La Procura di Reggio Emilia comunicò alle autorità giudiziarie minorili che non erano emersi elementi per procedere a carico del padre del minore per il delitto di maltrattamenti. Nessun cenno alla ritenuta falsità delle relazioni dei servizi sociali”. In ogni caso, precisa la Procura dei Minori, quando la delicata indagine è deflagrata sui giornali il bimbo, che non è mai stato allontanato dalla famiglia, era con entrambi i genitori. “Si e’ trattato di rituale comunicazione dell’esito delle indagini preliminari, necessaria quando esse vedono coinvolto un minore -contina Marzocchi-. La procura minorenni ha trasmesso il documento al tribunale, che, a sua volta, aveva ricevuto identica informazione. All’esito dei successivi accertamenti svolti da quell’ufficio, avendo comunque rilevato una situazione di oggettivo disagio e pregiudizio del minore (che ovviamente non sempre assume rilievo penale) il tribunale disponeva la protezione del bimbo sotto forma di accoglienza, insieme alla madre che accettava, presso una struttura protetta. Il padre a sua volta aderiva ad un percorso riservato agli uomini maltrattanti. Trascorsi cinque mesi e valutato il miglioramento della complessiva situazione famigliare, il nucleo veniva nuovamente riunito presso la propria abitazione”. Non solo: il giudice del tribunale dei minori di Bologna, Mirko Stifano, ha inoltre aggiunto che “non corrisponde al vero che la Procura di Reggio Emilia abbia mai segnalato falsità poste in essere dai Servizi Sociali, ovvero che abbia mai fatto richieste o dato indicazioni di alcun genere perchè i decreti del tribunale dei minori non fossero eseguiti e neppure che la relazione dei servizi sociali sia stata tenuta in particolare considerazione da parte del tribunale dei minori, che ha agito con la dovuta attenzione valutando tutti gli elementi a disposizione”. Il bambino del caso specifico, ricorda Stifano, è tornato alla famiglia, su disposizione del tribunale stesso, il 13 maggio, ben prima, cioè, delle ordinanze del gip sull’inchiesta Angeli e demoni. “Ho gia’ dato mandato al mio difensore per la tutela in ogni sede della mia onorabilità”.

Misure cautelari e la sospensione del ministero

Infine, sono state ritoccate le misure cautelari per altre tre delle persone indagate. Per Marietta Veltri, ex coordinatrice dei servizi sociali Val d’Enza, accusata di falso ideologico, frode in processo e depistaggio, il gip ha concesso di poter scontare i domiciliari ad Amantea (Cosenza) per accudire la madre. Nadia Bolognini, ha chiesto e ottenuto una rimodulazione degli orari degli arresti domiciliari “per la gestione della vita familiare e dei figli minorenni”. A Sarah Testa, psicoterapeuta accusata di abuso d’ufficio con divieto di esercitare per sei mesi, il giudice ha concesso che possa svolgere la professione privatamente, a Torino, senza però avere pazienti che vengano dal pubblico e purché siano maggiorenni. Per quanto invece riguarda la onlus Hansel e Gretel, dopo una segnalazione dell’associazione “Non si tocca la famiglia”, dal 17 luglio il centro studi è stato sospeso dal portale del ministero dell’Istruzione degli enti accreditati per la formazione (Sofia). In altre parole, “non può più erogare attività di formazione attraverso la piattaforma Sofia nè avvalersi del sistema della carta del docente”.

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