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mercoledì, Dicembre 11, 2019
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Inchiesta Sesa, le 4 domande a cui la sindaca di Este non vuole proprio rispondere

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Dopo l’inchiesta della Sesa, la sindaca di Este prova a smontare l’inchiesta di Fanpage.it sulla sua municipalizzata dei rifiuti sostenendo che le analisi del laboratorio da noi consultato siano uguali a quelle dell’Arpav. Peccato che proprio il documento che lei cita mostri che i valori analizzati dall’Arpav sul compost della Sesa denotano lo sforamento dei limiti di legge da quasi un decennio.


Nonostante le nostre ripetute richieste di intervista, la sindaca di Este, Roberta Gallana, continua a commentare l’inchiesta del nostro giornale sulla Sesa, la sua municipalizzata dei rifiuti, tramite dei post su Facebook, negandoci la possibilità di avere un confronto con lei per poterle porre delle semplici domande. Per questo motivo abbiamo deciso di rivolgerle pubblicamente i nostri quesiti.

La sindaca era stata informata dell’offerta di 300mila euro che la sua società aveva fatto a Fanpage.it per controllare l’inchiesta?
Detenendo la maggioranza delle quote della Sesa, era più che titolata a conoscere l’eventuale stanziamento di una cifra così cospicua per una campagna pubblicitaria. Per questo motivo, due sono le ipotesi, entrambe molto gravi.

La nostra prima richiesta di intervista alla sindaca risale al 13 dicembre 2018, nello stesso giorno in cui, separatamente, chiedevamo all’ufficio stampa e responsabile delle relazioni esterne della Sesa, Fabrizio Ghedin, un’intervista con il presidente della società, Leonardo Renesto. Ad entrambi esplicitavamo il fatto che stavamo svolgendo un’inchiesta sul compost e addirittura li mettevamo al corrente dei temi che avremmo trattato e sui quali chiedevamo una replica. Stranamente, sia la sindaca che Ghedin, dopo la nostra richiesta, incominciavano a rimandare di giorno in giorno l’appuntamento per l’intervista, fino al 17 gennaio 2019 in cui Ghedin e Angelo Mandato, il socio privato di Sesa, si presentano alla direzione del giornale per avanzare l’ormai nota proposta di sponsorizzazione.

Ghedin aveva informato la sindaca di questa proposta? In tal caso, anche lei sarebbe stata consapevole dell’offerta di 300mila euro allo stesso giornale che le aveva palesato l’intenzione di fare un’inchiesta sulla sua municipalizzata dei rifiuti (e che appunto le aveva chiesto una intervista). Se, invece, Ghedin non l’aveva messa al corrente, allora la sindaca dovrebbe spiegare come mai un semplice responsabile delle relazioni esterne possa prendersi la libertà di offrire 300mila euro delle casse della società municipalizzata e farne ciò che vuole?

A che titolo Angelo Mandato, che non ricopre nessun ruolo dentro la Sesa, tratta con Fanpage.it a nome della società?

Quando Fabrizio Ghedin decide di intavolare la trattativa per l’offerta pubblicitaria su Fanpage.it ha al suo fianco Angelo Mandato, che viene presentato come il socio privato della Sesa. L’ingegner Mandato, in effetti, tramite la holding Finam detiene il 49% delle quote della società a maggioranza pubblica. Mandato però non ricopre alcun ruolo formale dentro la Sesa, dal momento che il 5 settembre 2017, dopo oltre vent’anni in prima linea, aveva deciso di abbandonare il consiglio di amministrazione.

Per quale motivo allora durante l’incontro parla per nome e per conto della società e dà indicazioni al giornale di fare riferimento a Ghedin per continuare la trattativa sull’investimento pubblicitario? Può un socio di minoranza, tramite Finam, prendere queste decisioni in gran segreto senza mettere al corrente il socio di maggioranza, cioè la sindaca, e il consiglio di amministrazione, a maggioranza pubblico?

Com’è possibile che sullo stesso fazzoletto di terra la sua società arrivi a sversare più di cento camion al giorno?

È lo stesso Consorzio Compostatori (di cui proprio Angelo Mandato è consigliere) a spiegarlo: “La dose agronomica che noi consigliamo è quella di 2 o 3 chilogrammi per metro quadrato all’aratura”, il che significa “20 o 30 tonnellate per ettaro”, quindi al massimo su un ettaro di terreno possono sversare uno o due camion (da circa 200 quintali).

Nelle decine di video registrati dai cittadini e in quelli registrati dalle nostre telecamere si vedono anche 4 camion contemporaneamente sversare compost in pochi metri quadrati, tanto che anche Massimo Centemero, il direttore generale del Consorzio compostatori, si meraviglia: “Cento camion su un terreno è un po’ dura!”. Quello che le nostre telecamere hanno mostrato, (e che era stato documentato anche da tanti cittadini), è che quando inizia uno sversamento, in pochi ettari arrivano quasi 20 camion all’ora. Anche se il compost fosse nei limiti di legge, se chi sversa non rispetta la dose agronomica che il terreno può assorbire, non si viene a creare un danno per il terreno? Ad esempio, se il compost per legge non può avere al suo interno più dello 0,5% di plastiche maggiori di 2 millimetri, nel momento in cui, però, il quantitativo sversato sul terreno supera la dose agronomica, il terreno non diventa saturo di elementi come la plastica?

È per questo motivo che avevamo chiesto ad Arpav di fornirci i dati sulla qualità e sulla quantità del compost sversato. Ci è stato risposto che questi dati non esistono.

La sindaca ha mai avvertito i suoi concittadini che l’Arpav aveva riscontrato che il compost prodotto dalla Sesa superava i limiti di legge?

Nel tentativo di screditare il nostro lavoro giornalistico, la sindaca di Este Roberta Gallana riporta una nota della vicesindaco di Piove di Sacco in cui si afferma che le analisi del laboratorio consultato da Fanpage.it e le analisi svolte dall’Arpav “confermano la piena conformità del compost ai limiti previsti dalla normativa in materia di fertilizzanti”. In altre parole: è tutto a posto.

Siamo riusciti a procurarci il documento originale di cui parla la sindaca e quando l’abbiamo letto siamo letteralmente balzati sulla sedia. Per poter confrontare le nostre analisi con quelle dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Veneto, la vicesindaco riporta le analisi svolte da Arpav. Ebbene, sono proprio questi dati forniti a confermare che i valori del compost della Sesa superano di gran lunga i limiti di legge.

Per quanto riguarda il pH: il limite è tra il 6 e l’8,5, nel 2010 arriva a 8,8, nel 2013 a 9,1, nel 2016 a 9,2 e poi nel 2017 a 8,6, quest’anno è fermo al limite massimo di 8,5.

Il carbonio è sotto la soglia del 20% tra il 2014 e il 2015.

Lo zinco, che viene indicato intorno ai 230 milligrammi per chilogrammo (ma che nel decreto 75 del 2010 è 500 milligrammi), nel 2010 arriva a 270 milligrammi, nel 2013 a 247, nel 2015 a 270, nel 2016 a 360, nel 2017 addirittura a 420 milligrammi e quest’anno i valori toccano quota 280.

Veniamo poi a uno degli elementi di cui abbiamo parlato nel servizio. La percentuale di plastiche che, se maggiori di 2 millimetri, nel compost non può andare oltre lo 0,5. Su questo vediamo che proprio nel 2018, cioè quando abbiamo prelevato il nostro campione, la soglia è arrivata a toccare lo 0,64%.

Perché la sindaca non ha informato i suoi cittadini che i limiti di legge erano stati sforati in tutti questi anni? Perché ha continuato a sostenere che era tutto in regola?

Ma torniamo alla questione delle analisi svolte dal laboratorio consultato da Fanpage.it. La sindaca spiega che i valori riportati nel nostro servizio sono conformi ai limiti di legge. Leggendo sempre il documento originale, però, si specifica che alcuni valori degli elementi analizzati sul compost da noi fatto analizzare sono conformi ai limiti di legge per quanto riguarda gli ammendanti, il decreto legislativo 75 del 2010, mentre il rame e lo zinco superano i valori dei terreni a destinazione d’uso verde pubblico, privato e residenziale, previsti dalla 152 del 2006.

La differenza nasce dal fatto che il campione da noi analizzato era una zolla già sversata sul campo e quindi trattata dal laboratorio come terreno, mentre i valori citati dalla vicesindaco di Piove di Sacco si riferiscono al compost che ancora deve uscire dall’impianto. Proprio per questo motivo noi avevamo chiesto all’Arpav le analisi svolte sulla qualità del compost già sversato sui campi, ma ci è stato risposto che questo tipo di analisi non veniva fatto.

Una trattazione a parte meritano poi gli idrocarburi, su cui il dibattito resta aperto. Gli idrocarburi, infatti, non sono normati sugli ammendanti dal decreto 75 del 2010, ma sono previsti sempre dalla 152 del 2006 per i terreni a destinazione d’uso verde pubblico, privato e residenziale: nelle nostre analisi hanno un valore di 1255 milligrammi per chilogrammo, contro la soglia massima di 50 milligrammi. Supererebbero di quasi 1200 milligrammi la soglia prevista per i terreni della 152, e di 255 milligrammi la soglia prevista dall’articolo 41 del decreto legge 108 del 2018 convertito con la legge 130 del 2018, che stabilisce il limite di 1000 milligrammi per chilogrammo sulle matrici ad elevato contenuto di sostanza organica. Su questo la nota della vicesindaco specifica che le analisi relative ai “marker” presentano valori molto bassi e quindi non supererebbero i limiti di legge.

Dello stesso avviso era stato il direttore del Consorzio Compostatori (di cui Angelo Mandato è consigliere) al quale avevamo sottoposto le analisi:

“Quel 1000 (milligrammi per chilogrammo, ndr) siamo sicuri che siano prodotti di derivazione del petrolio? Oppure se io composto un materiale che è fatto per il 70% di umido da cucina e il 30% verde è normale che avrà degli idrocarburi? È una sostanza organica, il compost è una sostanza organica, certo che ha degli idrocarburi, la similitudine idrocarburi pesanti e prodotti di origine petrolifera o scarti di origine petrolifera è una similitudine che non c’è”.

Di parere contrario, invece, altri esperti. Vittorio Traversa, il responsabile delle analisi chimiche del Labo Consult, aveva sottolineato che:

“Gli idrocarburi possono essere di diversa origine: oli, benzina, gasolio, oli combustibili. Sicuramente non sono di origine naturale, per questo presupponiamo che ci sia stata una partecipazione alla formazione del compost di qualche sostanza, o qualche prodotto che contenesse gli idrocarburi. Anche gli oli alimentari sono degli idrocarburi, chiaramente, però non sono di questa tipologia. Quindi riteniamo di poter dire che sono di origine industriale”.

Sulla stessa linea le considerazioni del professore universitario Gianni Tamino, a cui avevamo chiesto un parere:

“Gli idrocarburi non hanno nessuna relazione con nessuna possibile attività di digestione anaerobica. La digestione anaerobica non produce idrocarburi. Né posso mettere idrocarburi come alimentazione della digestione anaerobica”.

Avremmo voluto chiedere un confronto anche su questo alla sindaca e ai responsabili della Sesa, ma come spiegato, al posto di replicare alle nostre indagini la Sesa ha preferito offrirci una campagna pubblicitaria da 300mila euro e su questo bisogna ritornare alla domanda numero 1, su cui continuiamo a non avere risposta.

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