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mercoledì, Dicembre 11, 2019
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Tecnocapitalismo: stiamo vivendo la notte del mondo. La via d’uscita secondo Diego Fusaro

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È da poco uscito nelle librerie il nuovo libro di Diego Fusaro intitolato La notte del mondo. Marx, Heidegger e il tecnocapitalismo (UTET).

Premetto subito che, a mio parere, questo è il lavoro più importante di Fusaro per due ragioni: perché l’argomento trattato è quello su cui si fonda tutta l’epoca in cui stiamo vivendo e, soprattutto, perché in questa opera l’autore propone una “via d’uscita”, molto originale e interessante, da questa “epoca oscura”, da questa, appunto, “notte del mondo” in cui tutti noi siamo immersi.

Esiste, in realtà, una terza ragione per considerare questo libro il “più importante” di Fusaro: qui è presente l’intero impianto filosofico del pensiero “fusariano” in grado di spiegare, in modo logico e chiaro, il perché il filosofo faccia continuamente riferimento a pesatori storicamente considerati lontani se non, addirittura, opposti gli uni agli altri.

Di conseguenza La notte del mondo credo sia un testo che debba essere letto con attenzione tanto dagli estimatori di Fusaro – affinché abbiano le idee chiare nei riguardi della filosofia che stimano –, quanto da coloro che lo attaccano, perché bisogna conoscere a fondo il pensiero di un pensatore se si pretende di controbattere alle sue affermazioni.

Ora passiamo a vedere, in modo certamente non esaustivo, il contenuto di questo interessante libro.

 

| Marx e Heidegger per comprendere il collasso del nostro mondo |

Nella prima parte del volume Fusaro azzarda un tentativo che, in ambito filosofico, in pochi oserebbero fare (ci aveva già provato, come riporta lo stesso autore più volte nel testo, Marcuse ma con non grandi risultati): trovare una sintesi tra Karl Marx, il “padre” del comunismo, e Martin Heidegger, filosofo ritenuto, quasi all’unanimità nel mondo accademico, il più importante del XX secolo ma considerato, allo stesso tempo, un pensatore di “destra” se non, addirittura, di “estrema destra” (quest’ultima accusa è dovuta al fatto che Heidegger aderì, nel 1933, al nazionalsocialismo e successivamente, come spiega e dimostra bene Fusaro nel libro, continuò a ritenere il popolo ebraico responsabile della deriva sociale e culturale del mondo occidentale). Fusaro tenta questa sintesi non certamente per puro esercizio accademico bensì, come accennato all’inizio, al fine di comprendere il perché del collasso del nostro mondo.

Ovviamente, come è subito intuibile già dalla lettura delle prime pagine, Fusaro non è minimamente interessato a creare una sintesi “politica” tra questi due autori così “lontani” l’uno dall’altro (con buona pace di chi continua ad accusarlo di “rossobrunismo”); al contrario, tenta di andare direttamente alle radici delle filosofie di questi due grandi pensatori per cercare di capire se queste ricavano la linfa con cui si nutrono dallo stesso terreno. La cosa interessante è che l’autore scopre (e dimostra) che le cose stanno esattamente così: il terreno su cui sono cresciute queste due filosofie tanto diverse tra loro è lo stesso e si chiama tecnocapitalismo.

 

| Il tecnocapitalismo è il cancro dell’uomo moderno |

Il filosofo Diego Fusaro con il libro.

A questo punto già la comprensione della parola “tecnocapitalismo” risulta illuminate per comprendere quanto detto finora. E allora vediamo di comprenderla questa apparentemente strana parola.

“Tecnocapitalismo” è un neologismo composto dalle parole “tecnica” e “capitalismo”. Quest’ultimo concetto è abbastanza conosciuto e compreso dal grande pubblico e, come si sa, è stato elaborato da Marx. In sostanza è quel principio che spinge il ricco e potente (il capitalista) ad accumulare sempre più soldi (il capitale) a spese della massa povera (i proletari). Dunque il concetto di “capitalismo” è abbastanza chiaro. Il problema – sembra strano ma è così – per cogliere il senso del “tecnocapitalismo” consiste nel capire cos’è la “tecnica”. La questione è così centrale e complessa che non a caso Fusaro ha dedicato tutta la parte centrale del suo libro all’argomento (e Heidegger quasi tutta la seconda parte della sua vita).

Innanzitutto è importante non confondere la “tecnica” con la “tecnologia”. Quest’ultima è si frutto della prima ma la prima non è assolutamente riducibile alla seconda. Cercando di semplificare al massimo a costo di risultare impreciso (mi perdoneranno gli specialisti), la tecnica si presenta quando “un qualcosa” (un oggetto ma, come adesso vedremo, anche un essere umano) non è più visto come una cosa che trova giustificazione della propria esistenza in se stessa (un albero è un albero, punto), bensì quando acquisisce senso solo e soltanto se è in funzione di un’altra cosa (un albero è la fonte della materia prima per fare la carta).

Ora attenzione: dal momento in cui entriamo in quello “stato mentale” che ci porta a vedere ogni oggetto solo in funzione di un altro oggetto, solo come materia prima per produrre un altro oggetto, come inizieremo a percepire il mondo che ci circonda? Ovviamente come un enorme parco pieno di materie prime utili per produrre altre cose. Quando avremo prodotto queste “altre cose” inevitabilmente il nostro “stato mentale” ci spingerà a cercare in questi nuovi oggetti una utilità per produrre altri oggetti o comunque per ottenere dell’altro. Questo “altro” è quasi sempre il denaro (un esempio sciocco giusto per capirci: compro un computer per poter investire in borsa e guadagnare soldi).

A questo punto la nostra mente parte per la tangente e non conosce più limiti. Perché? Perché nella nostra testa il denaro è anch’esso un oggetto utile a produrre qualcos’altro ma, essendo per sua natura indefinito (quant’è grande e com’è fatto un computer lo sappiamo e, quando lo otteniamo, sentiamo di aver ottenuto il prodotto; ma quand’è che sentiamo come “prodotto” il denaro? A diecimila euro? A centomila? A un milione? A un miliardo?), è chiaro che continueremo a sentirci costantemente “spinti” a ottenerne quella compiutezza che per definizione, con il denaro, non potremo mai raggiungere.

Chiaramente in un tale “stato mentale” anche gli altri esseri umani verranno visti come “materia prima” da sfruttare per ottenere altri oggetti o altro denaro. Non solo. Vedremo anche noi stessi come un qualcosa da sfruttare per ottenere altri oggetti o altro danaro. Sì perché, come spiega Fusaro sempre nel suo libro, anche Marx stesso era perfettamente cosciente che perfino gli sfruttatori sono, in questo meccanismo, a loro volta schiavi del sistema. Conseguenze: angoscia, ansia e malessere esistenziale sempre presenti per gli “sfruttatori” e, per gli sfruttati, oltre a quelli elencati vanno aggiunti i problemi economici, con tutto ciò che questi comportano.

Come avrete intuito questo è il sistema che porta, in modo automatico, l’uomo a vivere nel capitalismo. Ma, giacché, come abbiamo visto, il capitalismo prende avvio e può continuare a muoversi solo e soltanto grazie alla visione tecnica della vita, il termine esatto con cui indicare tutto questo “sistema” in cui ci troviamo a vivere è, appunto, tecnocapitalismo, cioè il perfetto connubio tra l’analisi di Heidegger e quella di Marx. Come si vede, a questo punto, la tesi con cui Fusaro aveva aperto il suo libro regge bene e può, nella parte finale, giustamente, tentare di proporre una soluzione.

 

| Uscire dalla notte e rivedere l’alba |

Scrive Fusaro:

«L’orientamento dell’azione deve essere il superamento del mondo dello sfruttamento capitalistico e della crescita infinita della tecnica, di modo che la giusta misura possa informare di sé ogni ambito, ponendo in essere rapporti sociali tra individui egualmente liberi e un nesso con la natura e con l’essente basato sulla misura e non sul furor theologicus della crescita e della potenza». (p. 454)

Insomma, è necessario «compiere anche una rivoluzione nel modo di pensare il nostro rapporto con la produzione e con il mondo tecnico» (p. 453) e ritornare, così, a ciò che gli antichi conoscevano bene, e cioè al senso della misura, a vivere attraverso il nostro vero essere e a fare tutto questo in armonia con la natura.

Chiaramente quanto vi ho descritto è solo una piccola parte del contenuto de La notte del mondo, ma spero che sia stato sufficiente a spingervi a leggere questo interessante libro che può veramente aiutarvi a cambiare prospettiva riguardo alla situazione dell’epoca che stiamo vivendo.

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