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martedì, Maggio 21, 2019

Legnano, così la Lega si fa Stato e ladrona
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La Via Crucis leghista si annuncia sofferta e dolorosa. Siamo solo alla prima stazione di questa nuova Tangentopoli lombarda che ricorda, ma solo come suggestione, quella del 1992. Del resto, per la Lega non è il primo incidente di percorso, la retata di un sindaco e un vicesindaco di fede “salviniana” (e una assessora forzista).
Sin da quando muoveva i suoi primi passi, infatti, agli inizi dei Novanta, le sue frequentazioni non furono sempre immacolate. Di giorno mostrava il cappio in Parlamento, e passava come giustizialista e antisistema, di notte intascava le tangenti Enimont, come ben ricordano il tesoriere e lo stesso senatùr Umberto Bossi, condannati entrambi.

Ma oggi, la retata di Legnano è un campanello d’allarme per il ministro dell’Interno Matteo Salvini (e per una opinione pubblica democratica che dovrebbe andare oltre lo scandalizzarsi). Perché questa storia racconta di una Lega che si vuole fare Stato, che vuole – altro che Dc anni Cinquanta e seguito – occupare gli spazi pubblici e non solo. È un po’ partito comunista anni Cinquanta è un po’ Democrazia cristiana. Come spregiudicatezza, però, ricorda i socialisti che non sentivano più il tintinnar di sciabole (cit. Pietro Nenni) ma il profumo dei soldi, una volta entrati nella stanza dei bottoni.

Sentite il pensiero unico del sindaco di Legnano finito ai domiciliari, Gianbattista Fratus, nel racconto intercettato di una faccendiera forzista diventata solo un paio di mesi fa assessora all’urbanistica È finita anche lei nei guai giudiziari. Abbiate pazienza sui nomi, che poi spiegheremo a chi corrispondono. Dunque Chiara Lazzarini, rappresentante di Forza Italia a Legnano e assessora spiega al telefono a un suo interlocutore quanto detto dal sindaco Fratus: «Prima del ballottaggio, a livello regionale, io ho fatto accordi con Paolo Alli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega in cui Paolo Alli e Guidi hanno detto che mi avrebbero appoggiato al ballottaggio e io in cambio gli avrei dato un posto, quindi io devo mantenere questa promessa che ho dato io, Gianbattista Fratus, per cui per “Aemme Linea Ambiente” non do nessun consigliere in quota a nessun partito. Li scelgo io».

Premessa. La Procura di Busto Arsizio procede per turbata libertà degli incanti e corruzione elettorale. Sindaco, vice sindaco e assessora comunale di Legnano sono finiti in carcere o ai domiciliari. Per tre storia di nomine oltre a quella di Marina Guidi.

E si tratta della nomina di un consulente alla municipalizzata “Europa Service”; dell’assunzione del dirigente per lo sviluppo organizzativo del comune di Legnano e infine della nomina del direttore generale della part citata “Amga”.
Scrive il gip nella misura cautelare: «Le indagini hanno consentito di accertare da parte dell’attuale vertice del comune di Legnano una gestione improntata non tanto al soddisfacimento delle esigenze e degli interessi pubblici quanto inspirata alla collocazione nei vari settori (interni al comune o alle municipalizzate) di soggetti comunque persone “gradite” e in ogni caso manovrabili in quanto asserviti alle loro direttive e, verosimilmente, riconoscenti in futuro della scelta operata».

Dunque, nelle elezioni amministrative del giugno 2017, il candidato a sindaco del centrodestra, il leghista Gianbattista Fratus (9.196 preferenze al primo turno) va al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra che di voti ne ha presi 7.717.

Fratus chiude l’accordo con il terzo candidato a sindaco Luciano Guidi, centrista, che ha solo 1.046 Voti in dote. In cambio del suo appoggio, Fratus promette a Guidi un incarico in una società pubblica (da qui la contestazione del reato di corruzione elettorale).

Il leghista diventa sindaco con 10.865 preferenze e il posto nel CdA della municipalizzata “Aemme Linea Ambiente” del comune di Legnano viene assegnato alla figlia di Guidi, Martina.

Se non fosse una bestemmia verrebbe da dire che si stava meglio ai tempi di Mani Pulite 1. Erano ladri ma erano anche capaci di amministrare, governare, dirigere, fare politica e impresa. Ecco la nostra Martina Guidi che disperata si rivolge alla assessora Chiara Lazzarini: «Volevo chiederti una serie di cose perché io non le capisco. Ho sempre paura di dire delle cazzate e quindi non ho detto niente ieri (al CdA, ndr) ma allora usando la società fa la gara per definire qual è la società che fornisce i ticket, per esempio…». Buonanotte. Questa è l’Italia, imperatore Matteo Salvini.

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