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martedì, Maggio 21, 2019

Elettrosmog, che figura di Stato! I ministeri ci ripensano e sui rischi dei cellulari fanno ricorso
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Tempo di Lettura : 3 minutiChe figura di Stato! Daremo “seguito a quanto deciso dai giudici amministrativi”. Altro che aperture tattiche di circostanza. Desolante, la verità è ben altra: i ministeri, condannati a gennaio dal Tar del Lazio per non aver informato i cittadini sui rischi per la salute derivabili nell’uso dei cellulari, il 13 giugno compariranno in appello al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sez. IV) per annullare il rivoluzionario verdetto che una parte dello Stato (cioè i giudici amministrativi) ha espresso contro un’altra a parte inerte dello Stato (s’è aggiunto il MiSe ai dicasteri di Salute, Ambiente e Pubblica istruzione) che da quasi 20 anni non applica un obbligo di legge previsto dal 2001: l’attuazione di una campagna sui pericoli dell’elettrosmog. “Diversamente da quanto ritenuto dal Tar – è scritto nel ricorso in appello dell’Avvocatura dello Stato – premesso che non vi è l’evidenza scientifica con riferimento tra danno alla salute e uso di cellulari, si chiede la riforma non sussistendo la condotta inadempiente”.

La figura di Stato ha almeno quattro belle facce toste, che ogni italiano dovrebbe conoscere per comprendere da quali sapienti mani siamo governati. Andiamo con ordine.

1. La prima faccia di bronzo si chiama “non sussistendo la condotta inadempiente”, cioè la convinzione da parte dello Stato di aver già correttamente promosso una strategia di informazione pubblica, per giunta in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. E quale sarebbe questa strategia nazionale? Pianificazioni di campagne tv? Maxi affissioni nei concerti o negli stadi? Spot radio? Pubblicità progresso nelle scuole? Etichette sulle confezioni dei cellulari, tipo “nuoce gravemente alla salute” modello sigarette? No, macché! Alcune paginette web sul sito del ministero della Salute. Tanto basta per salvare capre e cavoli!

2. La seconda faccia di bronzo è la ripetizione ossessiva (ascoltata persino nelle audizioni parlamentari dei negazionisti) del mantra secondo cui “non vi è l’evidenza scientifica sul nesso elettrosmog = cancro“. Ma come? Non bastasse la collezione di sentenze di tribunale in favore di cittadini gravemente danneggiati da elettrosensibilità e tumori alla testa, nelle “Raccomandazioni del gruppo consultivo sulle priorità per la Monografia Iarc” per il periodo 2020-2024, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha ufficializzato l’urgente rivalutazione della classificazione delle radiofrequenze-onde non ionizzanti nella lista degli agenti cancerogeni per l’umanità, valutati i più aggiornati studi nelle evidenze emerse dai test dell’americano National toxicology program e dell’Istituto Ramazzini.

Non solo, perché se lo Stato non può non sapere che entro il 2022 l’elettrosmog finirà in Classe 2 (probabili agenti cancerogeni) se non addirittura in Classe 1 (cancerogeni certi), non può non sapere nemmeno che l’Alleanza contro il cancro (fondata dal ministero della Salute, ne fa parte pure l’Istituto Superiore di Sanità) sta studiando le cause di un tumore maligno al cervello(glioblastoma) puntando proprio sull’invisibile inquinamento dei cellulari.

3. La terza faccia di bronzo è in realtà una sfacciata bugia alla Pinocchio: “i ministeri sono già al lavoro per la costituzione di un tavolo congiunto che avrà la finalità di dare seguito a quanto deciso dai giudici amministrativi”, afferma un comunicato stampa interministeriale diffuso all’indomani della clamorosa sentenza Tar. Bene, che fine ha fatto quel tavolo di lavoro congiunto? Ha traslocato dagli uffici marketing e comunicazione sin nelle stanze dell’avvocatura e il risultato sta nelle 36 pagine di ricorso in appello, altro che campagna d’informazione!

4. La quarta faccia di bronzo è la pessima figura che lo Stato sta facendo verso tutti i cittadini (nessuno escluso) e non solo nei confronti di quanti chiedono tutele e garanzie per la salute.

Perché richiamata la straordinaria sentenza, persino il Presidente del Tar Lazio nell’apertura dell’anno giudiziario 2019 ha ribadito l’importanza di quel verdetto che ora i ministeri vorrebbero annullato: “il giudice amministrativo – ha detto Carmine Volpe – interviene in un campo che dovrebbe, invece, essere lasciato nella ricerca della soluzione dei conflitti e interviene nella carenza dell’esercizio di poteri attribuiti dalla legge, che non vuol dire ingerenza del giudice amministrativo, ma supplenza all’inerzia illegittima dell’amministrazione nell’esercitare i propri poteri e all’incapacità di assumersi le proprie responsabilità nelle risposte da dare al cittadino”. Appunto. Che figura di Stato!

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