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martedì, Maggio 21, 2019

Vaccinazione: difterite
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FONTE corvelva
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Tempo di Lettura : 7 minutiLa difterite è una malattia batterica. Il microorganismo responsabile è il “Corynebacterium Diphteriae”, qualche generazione fa molto temuto, e non a torto: era una delle malattie infantili più problematiche.

La difterite (dal greco diftera, pelle conciata o pergamena) è conosciuta e descritta fin dal primo secolo d.C.. è una malattia tossinfettiva acuta, contagiosa, causata da un battere che, una volta penetrato nell’organismo, si fissa generalmente sulle vie aeree, causando delle manifestazioni locali come arrossamenti, edemi ed essudazione fibrinosa. La tossina del batterio invece, entrando in circolo, si diffonde con rapidità causando alterazioni e manifestazioni tossiche generali. La tossina difterica ha la caratteristica di inibire la sintesi dei tessuti provocando necrosi, a tutto vantaggio dei germi e della produzione di altre tossine. La malattia ha un tempo di incubazione di circa una settimana. Esordisce con diminuzione dell’appetito, poca febbre, ingrossamento delle ghiandole linfatiche sottomascellari, arrossamento delle tonsille, e un essudato biancastro sierofibrinoso che aderisce fortemente alle mucose. La localizzazione laringo-tracheale della difterite può causare il cosiddetto “coup” ovvero delle crisi di asfissia per occlusione del lume della laringe a causa delle pseudomembrane.


Il vaccino ha sconfitto la difterite?
I dati dell’Oms parlano chiaro: dove non c’è stata vaccinazione di massa la difterite è diminuita maggiormente.

Ecco che cosa è accaduto a Berlino (1945/49). Dopo l’abbandono della vaccinazione obbligatoria introdotta da Hitler, la mortalità è diminuita dal 74,8 al 1,9 su 100.000 abitanti. Si noti che con la fine della guerra, con tutte le conseguenze che questa aveva lasciato, fame, mancanza di alloggi, promiscuità, distruzione, la difterite doveva trovare il serbatoio adatto per proliferare, invece non vaccinando la malattia è diminuita drasticamente. Hitler aveva reso obbligatorio il vaccino antidifterico in Germania e Francia e i casi di difterite nei tre anni successivi erano AUMENTATI del 17% circa. Da notare che il 50% di tutte le persone che contraggono la difterite sono state opportunamente vaccinate….

Da: Coulter, “Vaccinazioni, il grande attacco al cervello e alla psiche”, 1996, pag.346
“prendiamo in considerazione le conseguenze di questa legge iniqua in base ai dati della statistica ufficiale: l’incidenza della difterite, che nel 1940 ammontava a 13.795 casi, salì nel 1943 a 46.750, nel 1944 a 41.500, nel 1945 a 45.500, mentre la mortalità fra i vaccinati era da due a quattro volte più elevata rispetto a quella dei non vaccinati. Fra il 1940 e il 1946 ci furono 150.000 casi di difterite in più, rispetto al numero usuale dei casi che si verificavano negli anni precedenti all’introduzione della vaccinazione antidifterica, e oltre 15.000 decessi di bambini uccisi, anzi è più esatto dire assassinati dalla anatossina”

Una conferma di quanto sopra descritto possiamo averla leggendo il grafico sottostante:

imm difterite 1

Nel grafico seguente, invece, possiamo vedere come l’introduzione della vaccinazione non sembri aver influito positivamente sull’incidenza di mortalità per difterite negli Stati Uniti:

imm difterite 2

La sezione di biologia (Bureau of Biologics Usa) e la Fda, in un rapporto ufficiale concludevano: “la tossina difterica non è tanto efficace come agente immunizzante quanto si credeva”. I ricercatori ammisero che la difterite poteva insorgere anche nei soggetti vaccinati, ed osservarono che la “durata dell’immunità indotta dalla tossina rimane una faccenda aperta”.

L’opuscolo dal titolo “Le vaccinazioni nell’infanzia” – informazioni per i genitori – pubblicato dalla regione Veneto nell’aprile 2000 e distribuito gratuitamente (ovviamente pagando con le tasse dei contribuenti), riporta dati non esatti e smentiti dalle statistiche ufficiali, ci si chiede come dei responsabili della salute pubblica possano scrivere e pubblicare certe inesattezze. Ad esempio, pag.11, riportiamo “l’ultimo caso in età infantile si verificò nel 1991, con esito mortale, in una bambina non vaccinata”. Ci siamo procurati i dati Istat sulle morti del 1991 causate da malattie batteriche e virali: tali dati affermano che nè nel 1991, né negli anni immediatamente precedenti o successivi, vi è alcun morto per difterite. Nessun morto per difterite è stato verificato in quegli anni, stano ai registri Istat.

Siamo andati poi a prendere la circolare del ministero della Sanità del 19/03/1997 prot. I.400.2/12/1990, ebbene, qui si legge che l’ultimo caso di difterite in Italia si è verificato nel 1995 in una bambina regolarmente vaccinata!

Invece la circolare del Ministero della Sanità del 27 agosto 1994, trattando il problema della recrudescenza della difterite negli stati ex-Urss, afferma: “un’indagine sieroepidemiologica condotta…. Nel 1992, ha evidenziato nei bambini di due anni tassi di copertura immunitaria per DTP inferiori all’80%… ed inferiori al 45% nella zona di Mosca. Tra le cause di recrudescenza di difterite sono state pertanto ipotizzate le condizioni: – bassa copertura immunitaria tra i bambini e ragazzi in molte zone dei Paesi interessati -. La circolare poi continua proponendo l’obiettivo del mantenimento di alti tassi di copertura vaccinale (almeno il 95%) anche in Italia, per evitare recrudescenze della malattia.

MA: Negli Usa i tassi di copertura per la difterite dal 1980 al 1985 sono stati (nella classe di età da 1 a 14 anni) in media del 73%. Nello stesso periodo negli Usa si sono avuti una media di 3 casi di difterite/anno, e anche qui nessuna epidemia nonostante tassi di copertura vaccinale inferiore del 27% rispetto a quanto ritenuto necessario. E’ evidente che, se con coperture comunque basse, in un Paese cominciano focolai epidemici e in un altro no, sono altre le variabili da considerare e quindi da trattare per arrivare ad una soluzione.


Alcuni dati
qui potete trovare il database Oms (Who) sui casi riportati a livello mondiale: http://apps.who.int/immunization_monitoring/globalsummary/timeseries/tsincidencediphtheria.html

qui invece potete vedere i tassi di copertura vaccinale (3 dosi DTP) dei vari Paesi: http://apps.who.int/gho/data/view.main.80200?lang=en


Alcune osservazioni
Belgio, 6 casi riportati nel 2016, copertura vaccinale al 98/99% negli ultimi 10 anni.
Bosnia and Herzegovina: 0 casi riportati negli ultimi anni, copertura vaccinale al 78% nel 2016, e comunque sempre al di sotto del 90% negli ultimi anni.
Burundi: 0 casi riportati dal 1992 ad oggi. Un successo delle vaccinazioni? Ma il Burundi ha raggiunto la soglia del 95% di copertura vaccinale solo nel 2007, mentre dal 1993 al 2005 è sempre stata ben al di sotto del 90%. Come mai allora in tutti questi anni nessun caso, a prescindere dalla copertura vaccinale?
Francia: 8 casi riportati nel 2016, 14 nel 2015, 6 nel 2014, 5 nel 2013. E le coperture vaccinali? Stabilmente al di sopra del 95%, oscillanti tra il 97 ed il 99%, dal 1994 ad oggi.
Ovviamente sono solo alcuni casi che ci sono balzati all’occhio, vi potrete dilettare voi stessi nel confronto di queste statistiche sui link riportati qui sopra….Queste situazioni epidemiologiche sembrerebbero suggerire che il nesso alta copertura vaccinale/effetto gregge non sia così scontato.
Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2015, un bambino di 6 anni in Spagna si è ammalato ed è purtroppo morto per difterite. Non era stato vaccinato.

In Spagna la copertura vaccinale per Difterite/Tetano/Pertosse (3 dosi) era nel 2014 del 97%, nel 2013 del 96%, dal 2010 al 2012 97%, quindi al di sopra della soglia ritenuta necessaria per “garantire l’immunità di gregge”. Nel caso specifico, il portale Epicentro (www.epicentro.iss.it/problemi/difterite/RiflessioniSpagna.asp) ha reso noto che: E’ un caso apparentemente isolato, statisticamente poco rilevante in un paese che secondo i dati dell’Oms, nel 2013 aveva una copertura vaccinale per tre dosi di Dtp del 96%. Inoltre si specifica che  vi è stato un ritardo nella terapia: il successo del trattamento della difterite è legato alla rapida somministrazione dell’antitossina difterica (DAT) in combinazione con gli antibiotici (…) il trattamento con DAT  iniziato dopo 48 ore dalla comparsa della sintomatologia tossica sistemica ha un limitato impatto sulla prognosi clinica. Il DAT rientra nella lista dei Farmaci Essenziali dell’Oms, che dovrebbero essere disponibili in ogni momento, in quantità adeguate ed in formulazioni appropriate di qualità garantita. La Spagna ne era priva e nazioni di primo piano dell’UE come Francia e Germania, potevano offrire solo un farmaco scaduto. (…) L’inizio della terapia è stato quindi ulteriormente ritardato, laddove il DAT dovrebbe essere somministrato immediatamente, insieme agli antibiotici,  in base solo al sospetto clinico e senza attendere la conferma del laboratorio. Riflettiamo sulla gravità della cosa.

Forse (o probabilmente) se il DAT fosse stato disponibile, in almeno una unità, non scaduta, in Spagna o almeno in un Paese limitrofo, o forse se i sintomi della malattia fossero stati diagnosticati con tempestività, quel bimbo sarebbe ancora vivo.
Se invece fosse stato vaccinato, si sarebbe di sicuro salvato? La risposta non è così scontata, in quanto sappiamo bene che vaccinato non è sempre uguale ad immunizzato, o efficacemente immunizzato.

Interessante anche questa frase, sempre da http://www.epicentro.iss.it/problemi/difterite/RiflessioniSpagna.asp: “Le autorità spagnole hanno controllato le persone che erano state in contatto con il bimbo (familiari, compagni di classe, operatori sanitari che lo hanno assistito durante la malattia): a tutti è stato somministrato il vaccino e praticato un tampone faringeo. 8 compagni di scuola, in regola con le vaccinazioni, in cui è risultato presente il C. diphtheriae, sono stati posti in isolamento e trattati con antibiotici.[6]”  questo conferma che il battere circola indisturbato anche tra i vaccinati. Questo non è di poco conto: inserire questa riflessione nello scenario che vede la vaccinazione di tutti i soggetti vaccinabili, in nome della difesa dei non vaccinabili (immunodepressi, ad esempio), cambierebbe non poco le conclusioni. La piccola vittima potrebbe aver contratto la difterite da uno dei suoi compagni vaccinati?

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