Lega al Sud, gli impresentabili: Avellino, il figlio del boss stregato da Salvini

0
3
FONTEmichele santoro
Tempo di Lettura : 3 minuti
Servizio Pubblico torna con la quarta puntata dello speciale sulla Lega al sud firmato da Guido Ruotolo: un viaggio nei territori dove alla corte di Salvini siedono anche gli impresentabili, che questa volta arriva ad Avellino.

Sempre la solita tiritera: «Non l’avremmo candidato se l’avessimo saputo. Però mi dicono che lui ha carichi pendenti completamente puliti». Si è difeso così il segretario regionale della Lega in Campania, Gianluca Cantalamessa, figlio d’arte (suo padre è stato esponente della destra napoletana sin dai tempi del Movimento sociale), in una inchiesta di “Report” del dicembre scorso, su un figlio del boss in consiglio comunale ad Avellino.

Nel giugno scorso la Lega aveva candidato al consiglio comunale di Avellino Damiano Genovese. a sentire Cantalamessa, senza che nessuno sapesse dell’ingombrante parentela. Anche lui è infatti  figlio d’arte. Suo padre Amedeo è un capo di un clan della camorra. È in carcere, condannato all’ergastolo.

Nel secolo scorso c’erano i partiti della Prima Repubblica con le correnti. Nella Dc esistevano, per esempio, la corrente del Golfo dove confluivano i dorotei meridionali, e c’erano gli “avellinesi”, gli irpini guidati da Ciriaco De Mita, Sinistra di base. Oggi invece ad Avellino c’è la camorra, e il clan Genovese è specializzato in traffico di droga, estorsioni e usura.

Leggi anche: Lega al Sud: gli impresentabili sul carro di Salvini

Intervistato da “Report”, l’ex consigliere comunale Damiano Genovese non ha ritenuto di dover prendere le distanze dal padre: «E perché dovrei dissociarmi? I pentiti hanno raccontato solo falsità sul conto di mio padre».

Interessante l’intervista. Ancora di più il fuorionda trasmesso su Rai Tre. Si sente un ex consigliere comunale dei Cinque Stelle suggerire alla giornalista di Report: «Non vi scordate che è sempre figlio di un boss… non me lo massacrate….».

Ma davvero Damiano Genovese è solo un imprenditore del calcio (è stato direttore sportivo del Matera calcio) prestato alla politica, che ha avuto la sfortuna di avere un padre camorrista?

In un’informativa dei carabinieri del 9 ottobre scorso, su un clan di usurai di Solofra – i reati contestati riguardano anche truffa e fatture false – si riportano diverse intercettazioni telefoniche e ambientali. E a un certo punto i carabinieri commentano: «Nel corso di alcuni contatti telefonici si sente parlare Daniele Picariello, uomo di fiducia di Damiano Genovese (il nostro ex consigliere comunale, ndr), che nella vicenda in esame ha svolto l’importante ruolo di collettore tra Rocco Ravallese e i soggetti di Avellino incaricati a intervenire».

Leggi anche: Castel Vortuno, il Carroccio stretto tra mafia nigeriana e l’ombra dei Casalesi

Non conosciamo gli sviluppi della indagine sulla banda di usurai di Solofra, non sappiamo se Picariello sia stato mandato da Genovese a seguire questa vicenda. Comunque dalla informativa dei carabinieri si comprende che Damiano Genovese perlomeno potrebbe avere delle cattive frequentazioni.

Il consiglio comunale di Avellino è stato sciolto perché la giunta del sindaco Cinque Stelle non aveva i numeri nell’assemblea cittadina. E Avellino tornerà al voto il 26 maggio prossimo.

Damiano Genovese nel giugno scorso riuscì a conquistare 350 preferenze su 1.299 voti ottenuti dalla lista della Lega di Matteo Salvini. Solo Un misero 4 e rotti per cento per la Lega, ma era un secolo fa rispetto ad oggi, e in quelle elezioni si presentarono ben diciotto liste (Forza Italia, Lega e Dc presero in tutto il dieci per cento).

Ora, naturalmente, la Lega di Salvini si aspetta un plebiscito. Damiano Genovese, in quella intervista televisiva del dicembre scorso disse: «Non sono leghista ma sovranista, aderendo al Movimento nazionale per la Sovranità. Su 32 candidati in lista solo 7/8 erano leghisti, gli altri tutti sovranisti».

Da giugno ad oggi, la politica è cambiata anche ad Avellino. E lui, Damiano Genovese, in una recente intervista su un foglio locale ormai si professa leghista convinto: «Non ho ancora deciso se candidarmi o meno. Dopo lo scioglimento del consiglio comunale ad ottobre, ho detto no, che non mi sarei ricandidato, ma sto ricevendo continue sollecitazioni da parte di amici come Sabino Morano (segretario provinciale della Lega, ndr). Vedremo…».

Il figlio del boss sogna che a maggio la Lega conquisti 5000 voti e cinque consiglieri comunali. «È un obiettivo che possiamo raggiungere soprattutto se Matteo Salvini si farà vedere ad Avellino. Certo dovremo fronteggiare il fenomeno delle liste civiche ma sono ottimista».

Sul rapporto con i Cinque Stelle, Genovese pensa tutto il male possibile: «Sono presuntuosi, impreparati e noi non ci alleeremo con loro. A meno che Roma non lo imponga».