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mercoledì, Maggio 22, 2019

Sotto la cupola della propaganda – Diego Fusaro
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FONTE byoblu
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Tempo di Lettura : 3 minutiUna serie Tv tratta dal libro “The Dome“, di Stepehen King, parla di una immensa cupola che improvvisamente cala su una cittadina americana. Dalla cupola nessuno esce e attraverso la cupola nessuno passa. La serie si chiama “Under the dome” e i cittadini isolati all’interno della cupola, sebbene tagliati fuori dal mondo, almeno la cupola la vedono, e possono così rendersi conto di quale sia il loro problema. La stessa fortuna non tocca invece a Jim Carrey in “The Truman Show“, che si rende conto soltanto alla fine di essere immerso in un gigantesco set cinematografico, protagonista suo malgrado di un mega reality show.

Gli abitanti della Caverna di Platone sono incatenati a terra, davanti a una parete, e possono assistere solo alla proiezione di ciò che avviene al di fuori (è forse la prima “cupola” nota in letteratura). Tuttavia non si rendono conto che quello che vedono è una rappresentazione della realtà ma non è reale. Ma, soprattutto, le loro convinzioni sono talmente radicate in loro da spingerli a resistere, sviluppando reazioni anche violente, contro chiunque tenti di mostrare loro come stanno le cose.

Anche noi viviamo sotto a una gigantesca cupola: la cupola della propaganda. Le informazioni che passano sui grandi media mainstream sono solo quelle autorizzate dagli spin doctor e delle élite dei grandi capitali finanziari, che pagano profumatamente e in cambio ottengono il controllo totale delle notizie da diffondere, e perfino il potere di stabilire come queste notizie devono essere diffuse. Accade, certo, in qualunque sistema sociale, ma specialmente in quelli dove maggiore è l’influsso di pochi giganteschi media, organizzati in maniera da essere pervasivi, con strutture piramidali e inaccessibili. Accade ovunque, non solo in Cina, in Russia o nei paesi comunemente additati come illiberali o antidemocratici. Accade ovunque e anche qui a noi: è questo il passaggio che in tanti non riescono a concepire: tutto l’Occidente vive sotto a una immensa cupola. Poi, come in un sistema a matrioske, esistono cupole più piccole contenute in quelle più grandi. L’Unione Europea ha la sua cupola, nella quale è contenuta l’Italia con la sua cupola.

Solo internet, con la libertà nello scambio di informazioni che è nata per garantire, è riuscita fino ad oggi a scalfire il potere immenso della propaganda dei massmedia. Internet è la nostra Radio Londra, ma il cappio della UE si sta stringendo intorno al collo dei cittadini che cercano informazioni indipendenti. I social network stanno concedendo sempre meno libertà, Facebook ha chiuso tutti gli spazi ala circolazione di notizie non autorizzate. Vi hanno detto che su internet ci sono le fake news, che soltanto i grandi monopolisti della carta e della tivù garantiscono la verità. Zuckerberg ha detto che lo fa per il vostro bene, perché vi stavate incattivendo. Voi ci avete creduto e avete lasciato che i vostri spazi di libertà si chiudessero fino quasi a scomparire. Internet è stata la rivoluzione, ma la reazione di chi controlla i media non si è fatta attendere, e oggi viviamo gli ultimi scampoli dell’illusione della libertà. Lentamente, il ricordo delle immagini fuori dalla caverna si sta spegnendo, lasciando il posto a quelle che vediamo sulla parete. Sono, certo, più tranquillizzanti, più rilassanti. Pensare fa male. Maglio noleggiare idee già pensate, compiere scelte già decise. E mentre ci lasciamo scappare l’ultimo barlume di consapevolezza, con le ultime scintille di energia mentale qualcuno si rende ancora conto che avevamo la chiave della vita tra le mani, e che ce la siamo fatta sfilare via, come i borseggiatori ti sfilano i documenti sull’autobus. E poi arriva il controllore e ti fa anche la multa.

Della cupola della propaganda vi parla oggi Diego Fusaro, ripreso dalle telecamere di Byoblu a Treviso durante il convegno “È la stampa bellezza“, organizzato da Salus Bellatrix. Quale era la funzione della stampa? Quale era lo scopo dell’informazione? Quale era l’essenza del giornalismo e come è cambiata durante gli ultimi decenni di liberismo sfrenato? Davvero esisteva un tempo in cui il giornalista era definito il “cane da guardia del potere”? Oggi, invece, si vedono solo cani da riporto…

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