Transumanesimo: da Pinocchio al Cyberuomo, verso un mondo di burattini?

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FONTEunoeditori
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Pinocchio: da burattino a uomo

«Il legno in cui è tagliato Pinocchio, rappresenta l’umanità» .

Così Benedetto Croce commentava la storia, pubblicata a puntate dal 1881, di Carlo Collodi.

La storia Pinocchio è nota a tutti: è una marionetta, un pupazzo di legno che si muove da solo, mangia, parla, impara, combina un sacco di guai inseguendo il lato fantastico e giocoso della vita. Con il passare degli anni e delle disavventure, però, subisce svariate trasformazioni e grazie all’aiuto della Fata Turchina diventa un bambino vero, in carne e ossa.

Verso metà del racconto, infatti, Pinocchio promette alla Fata di mettere la testa a posto, di impegnarsi nello studio e smettere di dire bugie: esprime cioè il desiderio di crescere e diventare un “bravo ragazzo”. La Fata, però, gli spiega che non può crescere, perché la sua natura di burattino glielo impedisce.

Pinocchio allora grida che è stufo di essere un burattino e che vuole diventare un “uomo”. Ha compreso la limitatezza della sua natura di “oggetto” e di non poter competere nelle sue condizioni con la natura umana, con tutti i problemi e responsabilità che essa comporta.

Collodi, la bellezza di essere umani

Il capolavoro di Collodi educa da più di cento anni i più piccoli a diventare “buoni”, ammonisce sull’importanza della morale e delle virtù e mette in guardia dalle difficoltà della vita; presenta anche, però, un piano di lettura inaspettato: mostra la bellezza di essere umani.

Un pezzo di legno, una marionetta in balia degli eventi, che per tutto il libro viene usato, manipolato, illuso, ingannato, comprende l’amore per il padre, abbandona la vita superficiale e la saturazione del piacere che aveva rincorso fino a quel momento, “muore” rispetto alla sua vecchia vita e decide di diventare “uomo”, accettando gli impegni, i dolori, le conseguenze e le responsabilità che questa scelta comporta.

Solo dopo aver vinto la battaglia con se stesso, l’ego di Pinocchio “muore” permettendogli di diventare un bambino vero, passando dallo stato di schiavo, rappresentato dal pupazzo di legno senza una vera consapevolezza, a un essere umano in carne e ossa, dotato di una propria volontà autonoma e  di coscienza.

Si attua così una trasmutazione dallo stato di schiavitù (la condizione di marionetta) a quello di Uomo (con la libertà e le responsabilità che ne conseguono).

Transumanesimo: da uomo a burattino?

Oggi, al contrario, l’Uomo sembra essere irretito da un sogno prometeico: abbattere la natura, potenziare il corpo, cambiare il proprio destino biologico e trascendere i propri limiti. Questa visione rientra nel transumanesimo.

L’obiettivo però, paradossalmente, è quello di divenire una marionetta dalle sembianze cibernetiche. Una macchina. Un Cyberuomo.

Il transumanesimo, nelle sue molteplici correnti, è un movimento culturale che aspira a rivoluzionare, potenziare e far evolvere consapevolmente l’essere umano, attraverso la scienza e la tecnologia (genetica, medicina rigenerativa, biohacking, smart drugs, nanotecnologia, robotica, crionica, mind uploading, ecc.).

Chi vi aderisce condivide una visione meccanicistica dell’esistenza umana per cui l’uomo si ritiene obbligato a continuare la propria evoluzione come se fosse una macchina o un dispositivo da aggiornare. La filosofia di fondo del transumanesimo è la liberazione dell’uomo dalla biologia: ciò spinge inevitabilmente a chiedersi che cosa significhi essere “umani”, che cosa sia Natura e cosa invece cultura.

Come mostro nel mio libro, Cyberuomo (Arianna Editrice), il giorno in cui saremo diventati cyborg, quel giorno saremo tutti meno umani. Illusi dalla ricerca del transumanesimo, avremo deciso di intraprendere il sentiero opposto alla parabola di Collodi, avremo abbracciato la strada per il post-umano che ci renderà più simili a macchine.

Saremo plastificati, con visi imbalsamati da qualche tossina, corpi statuari, pelle artificiale, cervelli di silicone. In apparenza perfetti, preparati ad affrontare le catastrofi climatiche, saremo diventati come le bambole di cui avremo assunto le sembianze e con cui ci saremo accoppiati.

Ci risveglieremo un giorno in una tecno-utopia, in una prigione dorata le cui sbarre saranno state forgiate dalla tecnologia, in cui la propaganda sarà in mano a giornalisti robot, in cui ogni nostro pensiero, emozione, spostamento sarà sotto gli occhi inquisitori dei Custodi.

Saremo diventati delle marionette, controllati da fili invisibili tirati da quel potere altrettanto nascosto che si muove dietro le quinte per orientare le nostre scelte e le nostre opinioni.