PRETI PEDOFILI; pesante giudizio dell’ONU al Governo italiano e Magistratura per il basso numero di indagini, azioni penali e interventi. Subito una commissione di inchiesta

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Nei giorni 22 e 23 gennaio 2019, il Governo italiano è stato interrogato dalle Nazioni Unite, in riferimento all’applicazione della Convenzione per la tutela del fanciullo.

Dallo scorso giugno, dopo un incontro a Ginevra con il Funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, Gianni Magazzeni, al quale ha partecipato anche l’associazione internazionale ECA Global (presente in 18 paesi e 4 continenti di cui la Rete L’ABUSO è uno dei membri fondatori) la Rete L’ABUSO ha iniziato a documentare all’ufficio di Ginevra le varie e gravi lacune che di fatto in Italia permettono l’impunità dei membri del clero.

Le argomentazioni sollevate dalla Rete L’Abuso sono state portate all’attenzione del Comitato dal Membro Jorge Cardona. Di seguito le opinioni del Comitato, in riferimento ai rapporti che l’Associazione ha inviato.


Il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa cattolica nel territorio dello Stato italiano e per il basso numero di indagini e criminali azioni penali da parte della magistratura italiana.

Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’obiettivo 16.2 dello sviluppo sostenibile degli obiettivi, il Comitato raccomanda all’Italia di:

(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale da esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia

dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità per tali atti;

(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato italiano;

(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire

che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

In merito alla violenza di genere.

22. Il Comitato attira l’attenzione dello Stato italiano sull’obiettivo 5.2 degli Obiettivi di sviluppo e lo sollecita a:

(a) Garantire che le accuse di crimini legati alla violenza di genere, compresa la tratta di bambini stranieri, in particolare le ragazze, siano accuratamente indagate e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

(b) Fornire regolari corsi di formazione per giudici, avvocati, procuratori, i polizia e altri gruppi professionali pertinenti su procedure standardizzate, di genere e di allerta per i minori per quanto riguarda le vittime e su come gli stereotipi di genere da parte il sistema giudiziario influisca negativamente sulla rigorosa applicazione della legge;

Coordinazione

(6) Il Comitato esorta lo Stato membro a definire un mandato chiaro e sufficiente autorità all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento per la famiglia Politiche) per coordinare tutte le attività connesse all’attuazione della Convenzione a livello intersettoriale, nazionale, regionale e locale e rafforzare il ruolo del cittadino Osservatorio sull’infanzia e sugli adolescenti nell’ambito di tale interministeriale corpo coordinatore. Lo Stato Parte dovrebbe assicurare che l’Osservatorio Nazionale su Infanzia e adolescenti sono forniti con le necessarie risorse umane, tecniche e risorse finanziarie per il suo effettivo funzionamento.

Disseminazione, sensibilizzazione e formazione

(11) Riconoscendo gli sforzi dello Stato membro, anche facendo alcuni ufficiali documenti accessibili in ETR (facile da leggere), il Comitato raccomanda che lo Stato parte:

(a) Intensificare i suoi sforzi per diffondere informazioni sulla Convenzione e sui suoi Protocolli opzionali, anche attraverso programmi di sensibilizzazione, ai genitori, i più ampio pubblico e bambini in un modo a misura di bambino, alle organizzazioni basate sulla fede, e ai legislatori e ai giudici per assicurare la loro applicazione in ambito legislativo e giudiziario processi;

(b) Rafforzare i suoi programmi di formazione per tutti i professionisti che lavorano con e per i bambini, anche implementando un programma per i diritti dei bambini e formatore approccio.

Documento integrale 

Redazione Web